Presentazione di Paola Ruminelli
dell’Associazione Culturale Mario Ruminelli

Domodossola, Sala consiliare del Municipio, 5 novembre 2015

Sono lieta di essere qui a Domodossola, luogo Natale del mio amatissimo padre Mario Ruminelli in cui anch’io ho trascorso alcuni periodi della mia vita.
Innanzitutto ringrazio il signor sindaco di Domodossola per la cortese attenzione dimostrata nei confronti della mia famiglia dedicando un locale della biblioteca comunale domese Gianfranco Contini ai Ruminelli: mio nonno e Emilio Giulio Ruminelli, musicista dalla personalità ricca e creativa, la moglie Chiara Visconti Ruminelli, i loro figli Mario, insigne esponente del violinismo italiano del Novecento, e Giacomo Luciano, mia madre, moglie di Mario, Giuseppina Inselvini Ruminelli, deceduta nel febbraio del 2015 all’età di 101 anni, in gioventù apprezzata ceramista.
Con l’ottimo ingegner Antonio Pagani, imparentato con i Ruminelli dalla parte dei Visconti, nel ricordo di tanta dedizione all’arte e alla bellezza abbiamo pensato di organizzare una associazione con sede nella biblioteca comunale domese allo scopo di promuovere un’efficace azione culturale operativa nella zona di Domodossola e di Genova.

Dotata di strumenti appropriati l’Associazione intenderebbe proporre e dibattere temi e problemi di interesse generale a partire da prospettive collegate alle complesse e numerose problematiche che investono il nostro tempo, così distratto, confuso e disorientato, povero, ahinoi, di quella tensione alla bellezza e alla verità, che danno senso alla avventura umana.
Oggi spesso ci lamentiamo della crisi ambientale, di quella politica ed economica, degli esiti inquietanti del processo di globalizzazione del degrado della vita civile ampiamente documentato ogni giorno dai mezzi di comunicazione di massa, inconsapevoli o forse non abbastanza consapevoli che la nostra è fondamentalmente una crisi di valori e di ideali.

Il filosofo Heidegger diceva che la nostra è l’epoca dell’immagine del mondo, è l’epoca in cui non esiste più una relazione tra l’uomo e il mondo, ma tutto è rappresentazione.

Gli enti non sono più colti nel loro aprirsi all’essere, ma sono visti attraverso la rappresentazione che il soggetto umano ne fa, proiettando su di essi le sue capacità di astrazione e facendoli oggetti da manipolare e da strumentalizzare.
In quest’epoca che non riesce più a ravvisare il tralucere dell’essere nella natura e nell’uomo è necessario un recupero del contatto con la realtà al di là degli schemi ideologici, che pesantemente ci hanno condizionati nel secolo scorso e che tuttora, sia pur con mutate sembianze, ci condizionano, per riconoscere, come mi insegnava il mio illustre maestro Alberto Caracciolo, le effettive esigenze del cuore e della mente umana.
Oggi ci turba particolarmente un’inquietante contraddizione che investe le radici del nostro stesso essere nel mondo: se da una parte ci sentiamo onnipotenti per le conquiste del nostro ingegno, tanto da sperare di poter in futuro godere, grazie alla nostra scienza, di una vita pressoché limitata, d’altra parte sperimentiamo continuamente la nostra impotenza di fronte alle nostre stesse conquiste, per il possibile utilizzo di armi letali che distruggerebbero intere popolazioni, per l’impossibilità di gestire lo sviluppo umano in aree di diffusa povertà e di contenere le pulsioni di violenza e di barbarie, che oggi più che mai emergono dalle zone oscure della coscienza.
Se l’uomo con le sue conquiste scientifiche si è posto irreversibilmente al centro della storia occorre quindi ripartire ancora dall’uomo per evitare che sia travolto dal progresso tecnologico che ormai procede secondo ritmi sempre più stringenti e per garantirgli ruolo che gli spetta di protagonista negli eventi sempre in divenire della storia. Occorre insomma, come si dice ormai da più parti, un nuovo umanesimo che assicuri l’espressione di tutte le facoltà della coscienza nell’armonia di un principio unificatore, che eviti la frantumazione sterile del pensiero, sminuendo la portata dell’umano.
Sulla base di queste convenzioni con questa Associazione culturale noi vorremmo offrire un sia pur modesto contributo al risveglio dal materialismo e dallo scetticismo in cui siamo caduti, sollecitando, con l’appello al pensiero, quella distanza critica, che ha valore liberatorio nei confronti dei pregiudizi del tempo e che permette una più adeguata valutazione degli eventi. La chiarezza del giudizio è la necessaria premessa di qualsivoglia azione che intenda essere autenticamente incisiva sulla realtà con esiti costruttivi ed efficaci.
E’ forse questo un obiettivo irrealizzabile visto l’ attestarsi attuale della mentalità su posizioni incontrollabili, fondamentalmente nichiliste? A me sembra che si tratti piuttosto della doverosa risposta, che ogni persona di buona volontà, nell’ambito delle sue possibilità, è tenuta a ricercare in qualsiasi luogo del mondo si trovi, a sostegno dell’umana dignità oggi tanto spesso umiliata e offesa. Appello questo che vale anche come una sollecitazione rivolta ai giovani a credere e a impegnarsi per un avvenire che sarà migliore se davvero gli uomini lo vorranno.
Ancora un’ultima puntualizzazione: L’Associazione è aperta alla ricerca relativa a tutte le dimensioni del sapere antico e moderno, dalla filosofia alla scienza, dalla religione alle arti, ma tra le arti mi è cara un’attenzione particolare alla musica che appartiene alla mia tradizione familiare.
La musica è un’arte è davvero meravigliosa, che tutti ci accomuna con l’universalità del suo linguaggio. Un’arte che ha valore altamente educativo, come Platone sosteneva, ritenendo che essa può rendere l’anima armonica cioè unita e misurata, anche se sapientemente distingueva tra i diversi metri ed armonie le musiche nocive. Un’arte, la musica, la cui essenza è il tempo, in quanto basata su un processo di suono modulato in frequenze temporali che ben riflette, come sosteneva Hegel, il divenire continuo della coscienza, coinvolgendoci immediatamente come nessun’altra arte può fare.
Della musica Leopardi diceva che Simile effetto/ fan la bellezza e i musicali accordi/ Ch’alto mistero d’ignoti Elisi,/ paion sovente rivelar. Con questo richiamo alla Bellezza, che ci rivela la positività originaria dell’essere, concludo la mia esposizione sperando nella buona sorte di questa nostra non facile iniziativa.